Mercoledì 19 giugno 1996
[1528] 1. La definizione del dogma dell'Immacolata Concezione considera in modo diretto
unicamente il primo momento dell'esistenza di Maria, a partire dal quale Ella
è stata «preservata immune da ogni macchia di colpa originale».
Il Magistero pontificio ha voluto così definire solo la verità
che era stata oggetto di controversie nel corso dei secoli: la preservazione
dal peccato originale, senza preoccuparsi di definire la santità permanente
della Vergine Madre del Signore.
Tale verità appartiene già al sentire comune del popolo cristiano.
Esso attesta infatti che Maria, esente dal peccato originale, è stata
preservata anche da ogni peccato attuale e la santità iniziale le è
stata concessa perché riempisse la sua intera esistenza.
2. La Chiesa ha costantemente riconosciuto Maria santa ed immune da ogni peccato
o imperfezione morale. Il Concilio di Trento esprime tale convinzione affermando
che nessuno «può evitare, nella sua vita intera, ogni peccato anche
veniale, se non in virtù di un privilegio speciale, come la Chiesa ritiene
nei riguardi della beata Vergine».1 La possibilità
di peccare non risparmia neppure il cristiano trasformato e rinnovato dalla
grazia. Questa infatti non preserva da ogni peccato per tutta la vita, a meno
che, come afferma il Concilio tridentino, uno speciale privilegio assicuri tale
immunità dal peccato. È quanto è avvenuto in Maria.
Il Concilio tridentino non ha voluto definire questo privilegio, ha però
dichiarato che la Chiesa lo afferma con vigore: «Tenet», cioè
[1529] lo ritiene fermamente. Si tratta di una scelta che, lungi dal relegare tale
verità tra le pie credenze o le opinioni devozionali, ne conferma il
carattere di solida dottrina, ben presente nella fede del Popolo di Dio. Del
resto, tale convinzione si fonda sulla grazia attribuita a Maria dall'angelo,
al momento dell'Annunciazione. Chiamandola «piena di grazia», kecharitoméne,
l'angelo riconosce in lei la donna dotata di una perfezione permanente e di
una pienezza di santità, senza ombra di colpa, nè d'imperfezione
d'ordine morale o spirituale.
3. Alcuni Padri della Chiesa dei primi secoli, non avendo ancora acquisito
la convinzione della sua perfetta santità, hanno attribuito a Maria delle
imperfezioni o dei difetti morali. Anche qualche recente autore ha fatto propria
tale posizione. Ma i testi evangelici citati per giustificare queste opinioni
non permettono in nessun caso di fondare l'attribuzione di un peccato, o anche
solo di una imperfezione morale, alla Madre del Redentore.
La risposta di Gesù a sua madre, all'età di 12 anni: «Perché
mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»
(Lc 2,49) è stata, talvolta, interpretata come un velato rimprovero. Un'attenta
lettura dell'episodio fa invece capire che Gesù non ha rimproverato sua
madre e Giuseppe di cercarlo, dal momento che avevano la responsabilità
di vegliare su di lui.
Incontrando Gesù dopo una sofferta ricerca, Maria si limita a chiedergli
soltanto il «perché» del suo comportamento: «Figlio,
perché ci hai fatto così?» (Lc 2,48). E Gesù risponde
con un altro «perché», astenendosi da ogni rimprovero e riferendosi
al mistero della propria filiazione divina.
Neppure le parole pronunciate a Cana: «Che ho da fare con te, o donna?
Non è ancora giunta la mia ora» (Gv 2,4), possono essere interpretate
come un rimprovero. Di fronte al probabile disagio che avrebbe provocato agli sposi la mancanza
di vino, Maria si rivolge a Gesù con semplicità, affidandogli
il problema. Gesù, pur cosciente di essere il [1530] Messia tenuto ad obbedire
solo al volere del Padre, accede alla richiesta implicita della Madre. Soprattutto,
risponde alla fede della Vergine e dà in tal modo inizio ai miracoli,
manifestando la sua gloria.
4. Alcuni poi hanno interpretato in senso negativo la dichiarazione fatta
da Gesù, quando, all'inizio della vita pubblica, Maria e i parenti chiedono
di vederlo. Riferendoci la risposta di Gesù a chi gli diceva: «Tua
madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti», l'evangelista
Luca ci offre la chiave di lettura del racconto, che va compreso a partire dalle
disposizioni intime di Maria, ben diverse da quelle dei «fratelli»
(cf. Gv 7,5).
Gesù rispose: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano
la Parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,21). Nel racconto dell'Annunciazione,
infatti, Luca ha mostrato come Maria è stata il modello dell'ascolto
della Parola di Dio e della generosa docilità. Interpretato secondo tale
prospettiva, l'episodio propone un grande elogio di Maria, che ha compiuto perfettamente
nella propria vita il disegno divino. Le parole di Gesù, mentre si oppongono
al tentativo dei fratelli, esaltano la fedeltà di Maria alla volontà
di Dio e la grandezza della sua maternità, da lei vissuta non solo fisicamente
ma anche spiritualmente.
Nel tessere questa lode indiretta, Gesù usa un metodo particolare: evidenzia
la nobiltà del comportamento di Maria, alla luce di affermazioni di portata
più generale, e mostra meglio la solidarietà e la vicinanza della
Vergine all'umanità nel difficile cammino della santità.
Infine, le parole: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di
Dio e la osservano!» (Lc 11,28), pronunciate da Gesù per rispondere
alla donna che dichiarava beata sua Madre, lungi dal mettere in dubbio la perfezione
personale di Maria, mettono in risalto il suo adempimento fedele della Parola
di Dio: così le ha intese la Chiesa, inserendo tale espressione nelle
celebrazioni liturgiche in onore di Maria.
Il testo evangelico, infatti, suggerisce
che con questa dichiarazione Gesù ha voluto rivelare proprio nell'intima
unione con Dio, e nell'adeè1531]sione perfetta alla Parola divina, il motivo più
alto della beatitudine di sua Madre.
5. Lo speciale privilegio concesso da Dio alla «tutta santa»,
ci conduce ad ammirare le meraviglie operate dalla grazia nella sua vita.
Ci
ricorda inoltre che Maria è stata sempre e tutta del Signore, e che nessuna
imperfezione ha incrinato la perfetta armonia tra Lei e Dio.
La sua vicenda
terrena, pertanto, è caratterizzata dallo sviluppo costante e sublime
della fede, della speranza e della carità. Per questo, Maria è
per i credenti il segno luminoso della Misericordia divina e la guida sicura
verso le alte vette della perfezione evangelica e della santità.
NOTE
1 Denz.-Schön., 1573.
Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIX/1 (1996) p. 1528-1531
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