Mercoledì 31 luglio 1996
[103] 1. Nel suo disegno salvifico Dio ha voluto che il Figlio unigenito nascesse
da una Vergine. Tale decisione divina postula un profondo rapporto tra la Verginità
di Maria e l'Incamazione del Verbo. «Lo sguardo della fede può
scoprire, in connessione con l'insieme della Rivelazione, le ragioni misteriose
per le quali Dio, nel suo progetto salvifico, ha voluto che suo Figlio nascesse
da una Vergine. Queste ragioni riguardano tanto la persona e la missione redentrice
di Cristo, quanto l'accettazione di tale missione da parte di Maria in favore
di tutti gli uomini».1
Il concepimento verginale, escludendo una paternità umana, afferma che
il solo padre di Gesù è il Padre celeste e che nella generazione
temporale del Figlio si riflette la generazione eterna: il Padre, che aveva
generato il Figlio nell'etemità, lo genera anche nel tempo come uomo.
2. Il racconto dell'Annunciazione pone in risalto lo stato di «Figlio
di Dio», conseguente all'intervento divino nel concepimento. «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra
la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo
e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35).
Colui che nasce da Maria è già, in virtù della generazione
eterna, Figlio di Dio; la sua generazione verginale, operata per intervento
dell'Altissimo, manifesta che, anche nella sua umanità, egli è
il Figlio di Dio.
La rivelazione della generazione eterna nella generazione verginale è
suggerita anche dalle espressioni contenute nel Prologo del Vangelo di Giovanni,
che mettono in relazione la manifestazione del Dio invisibile, [104] ad opera dell'«Unigenito che è nel seno del
Padre» (Gv 1,18), con la sua venuta nella carne: «E il Verbo si
fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria
come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv
1,14).
Narrando la generazione di Gesù, Luca e Matteo affermano anche il ruolo
dello Spirito Santo. Questi non è il padre del Bambino: Gesù è
Figlio unicamente dell'Eterno Padre (cf. Lc 1,32.35) che, per mezzo dello Spirito,
opera nel mondo e genera il Verbo nella natura umana.
Infatti, nell'Annunciazione l'angelo nomina lo Spirito «potenza dell'Altissimo» (Lc 1,35), in sintonia con l'Antico Testamento che lo presenta come
la divina energia operante nell'esistenza umana, rendendola capace di azioni
meravigliose. Manifestandosi al grado supremo nel mistero dell'Incarnazione,
questa potenza, che nella vita trinitaria di Dio è Amore, ha il compito
di donare il Verbo Incarnato all'umanità.
3. Lo Spirito Santo, in particolare, è la persona che comunica le divine
ricchezze agli uomini e partecipa loro la vita di Dio. Egli, che nel mistero
trinitario è l'unità del Padre e del Figlio, operando la generazione
verginale di Gesù, unisce l'umanità a Dio.
Il mistero dell'Incamazione mette in luce anche l'incomparabile grandezza della
maternità verginale di Maria: il concepimento di Gesù è
frutto della sua generosa cooperazione all'azione dello Spirito d'Amore, fonte
di ogni fecondità.
Nel piano divino della salvezza, il concepimento verginale è pertanto
annunzio della nuova creazione: per opera dello Spirito Santo, in Maria è
generato colui che sarà l'uomo nuovo. Come afferma il Catechismo della
Chiesa Cattolica, «Gesù è concepito per opera dello Spirito
Santo nel seno della Vergine Maria, perché egli è il nuovo Adamo
che inaugura la nuova creazione».2
Nel mistero di tale nuova creazione risplende il ruolo della verginale maternità
di Maria. Chiamando Cristo «primogenito della Vergine»,3
sant'Ireneo ricorda che, dopo Gesù, molti altri nascono dalla Vergine,
nel senso che ricevono la vita nuova di Cristo. «Gesù è
l'unico Figlio di Maria. Ma la maternità spirituale di Maria si estende
a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare: Ella ha dato alla luce
un [105] Figlio che Dio ha fatto "il primogenito di una moltitudine di fratelli"
(Rm 8,29), cioè dei fedeli, e alla cui nascita e formazione ella coopera
con amore di madre».4
4. La comunicazione della vita nuova è trasmissione della figliolanza
divina. Possiamo qui ricordare la prospettiva aperta da Giovanni nel Prologo
del suo Vangelo: colui che da Dio è stato generato dà ai credenti
il potere di diventare figli di Dio (cf. Gv 1,12-13). La generazione verginale
consente l'estensione della paternità divina: gli uomini sono resi figli
adottivi di Dio in Colui che è Figlio della Vergine e del Padre.
La contemplazione del mistero della generazione verginale ci fa dunque intuire
che Dio ha scelto per suo Figlio una Madre Vergine, per offrire più ampiamente
all'umanità il suo amore di Padre.
NOTE
1 Catechismo della Chiesa
Cattolica, 502.
2 Ibidem, 504.
3 Sant'Ireneo, Adversus haereses, 3, 16,
4.
4 Catechismo della Chiesa Cattolica, 501.
Giovanni Paolo II, Catechesi sul Credo, V, Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, LEV 1998, p. 103-105.
Copyright © Libreria Editrice Vaticana